Saturday, January 26, 2008

Devo assolutamente fare qualcosa per rendere questo blog più leggibile. Troppe lingue, tutte insieme. Un po' come tanti nuovi vini cosi detti "innovativi". Enologia artistica, cocktail bacchiano, esperimento chimico, chiamatelo come volete ma bisogna amettere che talvolta è troppo.

Il Cabernet Franc o il Syrah non fanno tradizionalmente parte della terra Toscana ed è ovvio che un vino così, di Toscano ne ha veramente poco a che fare. Non ha nemmeno tanto a che fare con i vini francesi visto che il clima e il terreno sono completamente diversi.

Questi pezzi d'arte moderna vanno alla ricerca di soddisfare i palati della massa. Un po' di legno francese per dare il classico profumo vanigliato, un innaturale esposizione delle uve (tradizionalmente derivanti da un clima più fresco) al sole italiano dà quel tono di marmelata che per tanti anni ha guidato il mercato di massa (specialmente quello americano). Questo non è un reale problema, il problema arriva quando il lavoro in cantina prende il sopravvento sull'attenzione alla vigna e alle tradizioni.

Come si direbbe qui a Firenze "Fare come il gobbo di Peretola", metteva una gobba anche sul petto perchè così notavano meno quella sulla spalla..

Non si può nascondere un difetto con un altro difetto e non capisco cosa non ha il Sangiovese? Un buon bicchiere di Chianti bevuto in Chianti, esiste miglior modo di godere la vita?

Wednesday, January 16, 2008

Dags att skriva lite pa svenska. Kanske borjar denna blog att bli lite forvirrande, aldeles for manga sprak? Lite som vissa IGT viner kan kannas, lite for manga olika druvor for att kunna kanna skillnaden mellan dem. En kemisk formel, en cocktail, ett enologiskt konstverk, kalla det vad ni vill men ibland blir dt bara for mycket.

Nar det handlar om Italienska viner ar det viktigt att minnas att vi inte befinner oss i Bordeaux och att Cabernet Sauvignon och Merlot inte ar druvsorter som enligt traditionen odlas har. Vad hade etruskerna sagt om de vetat att det en dag skulle vara de franska druvorna att ta over vinmarknaden aven i Toskana?

Det ar spannande och innovativt att experimentera, men nar aven den minsta lilla vingard tar fram ett "minituscan" baserat pa Merlot, Cabernet lite Syrah avrundat pa ekfat sa att vaniljdoften tar overhanden for att doda alla andra eventuella smaker, eller, ibland defekter, blir det lojligt. Sarskilt sen nar den vanligtvis lojligt overdrivna prislappen satts.

Vissa av dessa viner ar lyckade och spannande men nar innovationen blir slentrian i form av ett aldeles for manga ganger upprepat recept, foredrar jag ett enkelt, traditionellt lite rivigt och syrligt Chianti. Sa som det en gang i tiden gjordes: Sangiovese med en liten procentenhet Malvasia Nera och/eller Trebbiano.

Det ar ingen idè att gomma en svag karaktar med hjalp av ett overdrivet aldrande pa ekfat eller genom att blanda ut det med enklare och rundare druvsorter, det ar inte bara kvalitativt synligt i resultatet men dessutom patetiskt.

Eller som man skulle saga har i Florens: "Far come il gobbo di Peretola" (Att gora som den puckelryggade fran Peretola). Han satte en knol pa brostet ocksa sa att ingen skulle lagga marke till den pa ryggen..

Saturday, October 27, 2007



Il Brunello di Montalcino è stato inventato da Ferruccio Biondi-Santi grazie alle sue sperimentazioni con un clone del Sangiovese: il Sangiovese Grosso. Questa varietà d’uva è localmente chiamato Brunello per il suo colore scuro.

La prima bottiglia di Brunello ha visto la luce nel 1888.

Nel 1980, questo vino d’alta qualità, è stato il primo a ricevere la garanzia DOCG (DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA E GARANTITA), marchio che certifica l'origine e la qualità del vino.

Un Brunello è invecchiato per cinque anni prima del rilascio sul mercato mentre una Riserva è invecchiata per sei.

In generale è caratterizzato da un colore rosso rubino e un sapore secco e caldo. Il profumo è profondo ed elegante con punte di frutti di bosco.

Un Brunello è buono da degustare da solo ma può anche trovare armonia con i piatti di lunga preparazione con la base di carne selvaggina oppure formaggi come per esempio il Pecorino Toscano.

Il prezzo può variare dai 30 ai 150 euro a bottiglia in base all’anno, il produttore e l’invecchiamento.

Una versione più giovane e meno elaborata del Brunello è il Rosso di Montalcino, che esce ogni anno e si può trovare in enoteca dai 12 ai 18 euro a bottiglia.

Nel 2001 la famosa rivista americana “The Wine Spectator” ha eletto un Brunello “Miglior vino del mondo”.

The Brunello di Montalcino wine was invented by Ferruccio Bionti-Santi thanks to his experiments with a sub variation of the Sangiovese grape: The Sangiovese Grosso. The Sangovese Grosso is locally called Brunello because of its dark color.

The first bottle of Brunello was produced in 1888.

in 1980, this high quality wine was the first Italian wine to obtain the DOCG guarantee (DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA E GARANTITA), a standardization trademark that certifies the origin and the quality of a wine.

A Brunello is aged for five years before being released on the market while a Riserva is aged for six.

In general it’s characterized by the ruby red color and the dry and warm taste. The perfume is deep and elegant with a touch of wild berries.

A Brunello is good on it’s own but is also a great match harmony with slow-cooked game or cheeses such as the Tuscan Pecorino.

The prices vary from 30 up to 150 euros a bottle depending on vintage, producer and aging.

A younger and less elaborated version is the Rosso di Montalcino. It is released every year and costs about 12-18 euro a bottle in a wine shop.

In 2001, the well-recognized American magazine “The Wine Spectator”, world-wise considered the “wine-bible”, elected a Brunello di Montalcino “The best wine in the world”.

Monday, October 22, 2007



You often hear people talk about the Super Tuscan wine, but what is it and why is it Super?

In the late 1970’s a small group of Tuscan wine makers began to experiment with new French grape varieties and new methods.

They were not following the traditional blending laws for the region and could therefore not use the certification D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata) as a quality trademark.

These new wines were simply labeled Vino da Tavola, table wine, a term ordinarily reserved for lower quality wines.

American wine journalists found it inappropriate to call these important and expensive wines Vino da Tavola and invented therefore the term Super Tuscan, a term now used even by the Italians.

Today, the Super Tuscans are the top wines in the appellation I.G.T. (Indicazione Geografica Tipica: typical regional wine) . The expert wine- tasters of the most important wine guides decide on the ones with the best quality but it’s often the price that is the deciding factor.

Piero Antinori was the man who made the first wine described as a Super Tuscan, the “Tignanello”. He followed the example of the experiments of Tenuta San Guido Winery while making one of today’s most famous wines: the “Sassicaia”.

The most important zone of production of the Super Tuscans is Bolgheri, located along the Tuscan coast in the province of Livorno.

The Super Tuscans don’t follow any restrictions and can therefore be made with any variety of grapes, either blended or pure.

It’s the creativeness of the winemaker that makes the difference between a wine and a Super wine.

Monday, October 08, 2007

Si sente spesso parlare del vino Super Tuscan, ma cosè, e perchè è Super?

Alla fine del 1970 un piccolo gruppo di produttori vinicoli toscani ha iniziato a sperimentare nuovi metodi di vinificazione usando varietà d’uva francese.

Non seguivano le regole tradizionali della regione e quindi non potevano usare la classificazione D.O.C (Denominazione di Origine Controllata) come marchio di qualità.

Questi nuovi vini erano semplicemente classificati Vino da Tavola, un termine normalmente riservato per vini di qualità inferiore.

Alcuni giornalisti americani ritennero però che la classificazione di così grandi vini come da Tavola fosse decisamente inappropriata e iniziarono a chiamarli Super Tuscan, un termine ormai usato anche dagli italiani.

Oggi esiste la denominazione: I.G.T. (Indicazione Geografica Tipica) nella quale i Super Tuscan sono quelli considerati i migliori dagli assaggiatori esperti delle guide più importanti, anche se spesso il prezzo influisce quanto la qualità.

Piero Antinori fu il primo a produrre un vino nominato Super Tuscan, il “Tignanello”, seguendo l'esempio delle sperimentazioni fatti alla Tenuta San Guido nella produzione di un vino che oggi è uno dei più famosi al mondo: il “Sassicaia”.

La zona di produzione più importante dei Super Tuscan è Bolgheri, situato lungo la costa Toscana in provincia di Livorno.

I Super Tuscans non seguono nessun tipo di restrizione e possono quindi essere prodotti da qualsiasi tipologia d’uva, in purezza o non.

Sta quindi alla creatività del produttore di fare la differenza tra un vino e un Super vino.

Sunday, October 07, 2007



Chianti, is that part of Tuscany that is bordered to the north by the suburbs of Florence, in the east by the Chianti Mountains, to the south by the city of Siena and to the west by the valleys of the Pesa and Elsa rivers. It is a landscape of ancient traditions that was civilized first long ago by the Etruscans, who left many traces of their activity in the winemaking, and then by the Romans. In the Middle Ages, the cities of Florence and Siena battled for control over the area. Villages and monasteries, castles and fortresses appeared during that period many of the buildings later being transformed into villas and country residences when times became more tranquil.

Chianti wine is one of the most well known of all Italian wines. Even though the nomination Chianti is one there are many different styles, ranging from light bodied wines to structured, complex wines potent enough to reward aging and maturing.

The predominant grape variety is Sangiovese, but the local winemaking laws allow for an addition of between 10 and 15% of other grape varieties such as: Cabernet Sauvignon, Merlot, Colorino and Syrah. A Riserva wine is one that has been aged longer before being released.



The Chianti wine-producing area was delimited in 1932 by ministerial decree and the boundaries have remained unchanged since then. The decree described the district where Chianti Classico is produced as the "the oldest zone of origin“. The other six zones are: Colli Aretini, Colli Senesi, Colli Fiorentini, Montalbano, Rufina and Colline Pisane.

There are various theories as to the origin of the name Chianti. The most popular is that the word derives from the Latin "clangor", meaning the cry of a bird or a high pitched note from a trumpet, this alluding to the wild and uncultivated countryside of the area, fit for hunting rather than agriculture. Another far more mundane theory ascribes the etruscan name for water: "clante", also a very common etruscan family name.

What is more certain is that the name Chianti was well established by the early fifteenth century, although the wine known in those days was almost certainly a white wine. As late as the 1960's there was still a Chianti Bianco and even the DOC laws of 1967 allowed for 30% of white grapes in the red wine.

The year 1924 saw the formation of the Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti, a group taking as its symbol the black cockerel, the Gallo Nero. The significance of this dates to a border dispute between Siena and Florence, a dispute that saw the border drawn at the point where a horseman from each city would meet on the road. Both horsemen had set out on their journey as the cock crowed in the early morning, but the Florentine (black) cockerel had been starved, and woke to greet the day considerably earlier than its Sienese counterpart.

The DOCG regulations of 1984 attempted to achieve what the DOC regulations of 1967 failed to do in terms of quality and consistency. There is no doubt that post DOCG Chianti is a much improved wine not only because of the exclusion of white grapes in its blending but also because regulations were altered to allow varieties of grape that used to be outlawed.

Many recent tastings have commented on the wonderful ageing potential of top Chianti. The prestige that the so called "Super-Tuscans" afforded the Sangiovese grape is now allowing a return to the focus of making a good Chianti.

Monday, October 01, 2007



Il Chianti è la zona della Toscana che confina al nord con la periferia di Firenze, all’est con le montagne chiantigiane, all’sud con la città di Siena e all’ovest con le valli dei fiumi di Pesa e Elsa. É un territorio di antica tradizione che è stato civilizzato in periodi remoti prima dagli etruschi, che hanno lasciato molte tracce della loro attività nel settore del vino, poi dai romani. Nel Medioevo, Firenze e Siena hanno combattuto numerose battaglie per ottenere il controllo della zona. Villaggi e monasteri, castelli e forti che sono apparsi durante quel periodo sono in molti stati trasformati in ville e case residenziali in periodi più tranquilli.

Il Chianti è uno dei vini italiani più conosciuti. Anche se il nome rimane lo stesso ci sono molti tipi diversi, da quelli più leggeri a quelli strutturati e complessi abbastanza potenti da supportare invecchiamento e maturazione.

La tipologia d’uva predominante è il Sangiovese anche se le leggi permettono un’aggiunta di 10-15% di altre varietà d’uva cosi come: Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah. Un Chianti Riserva è stato invecchiato per un periodo più lungo prima del rilascio sul mercato.

La zona di produzione vinicola del Chianti è stata delimitata nel 1932 da un decreto ministeriale ed è rimasto tale da quel giorno. Il decreto descrive la zona dove il Chianti Classico viene prodotto come “la zona d’origine più antica”. Le altre sei zone sono: Colli Aretini, Colli Senesi, Colli Fiorentini, Montalbano, Rufina, e Colline Pisane.

Ci sono varie teorie sull’origine del nome Chianti. Quello più popolare è quello che riconosce la parola come derivante da quella latina di “clangor” che significa canto d’uccello o una nota alta di una tromba, e allude alla campagna selvaggia della zona più adatta alla caccia che all’agricoltura. Un’altra teoria, molto meno mondana, prescrive il nome ad una famiglia d’etruschi della zona, oppure ad un coltivatore di vigne delle colline sopra Firenze.

La cosa più sicura è, che il nome era ben conosciuto nei primi anni del XV secolo, anche se il vino conosciuto come Chianti in quel periodo quasi sicuramente era un vino bianco. Fino agli ultimi anni degli anni ’60 esisteva un Chianti bianco e la legge del DOC del 1967 permetteva l’aggiunta del 30% di uva di bacca bianca nel vino rosso.

Nel 1924 si forma il Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti, un gruppo che prende il gallo nero come loro simbolo. Questo simbolo viene dal racconto di una lotta per i confini tra Firenze e Siena che vedeva il confine dove due cavalieri delle due città si incontravano per strada. Erano tutte e due messi in gara dal canto del gallo, solo che il gallo fiorentino era molto affamato, grazie ad una apposita dieta, e si è svegliato molto più presto di quello senese.

Le regole DOCG del 1984 hanno ottenuto ciò che mancava nel 1967 in termini di qualità e consistenza. Non ci sono dubbi che il Chianti post DOCG è un vino molto migliorato grazie non solo all’esclusione del uva di bacca bianca ma anche all’introduzione di altri varietà prima non accettate.
Degustazioni recenti hanno commentato il potenziale nell’invecchiamento dei migliori Chianti. Il prestigio che i vini così detti “Super- Tuscans” hanno dato al Sangiovese permette adesso un ritorno del fuoco sulla produzione del “buon Chianti”.

Sunday, September 30, 2007



Here comes the translation for all of you who didn't understand anything of the Italian version, not in Swedish, as normal, but in English (!) To practise and to make my Uncle Roger proud of me :).


When one talks about wine it’s important to have an appropriate language that corresponds to the language of those who you’re talking to, otherwise it’s easy to end up in a conversation of confused nonesense. The classification of different tastes, fragrances, the visual view and the feel of the wine is quite a complex language. Professional institutions have elaborated these shared parameters by producing multiple schedules and scales for wine tasting.

Wine tasting starts with the visual sense and the distinction of how the colour appears in contact with light, or to put it simpler; it’s limpidity, transparency and tonality. The transparency and the limpidity have varying levels using precise names for a correct classification. The tonality of red wine can, for example, be distinguished as red violet, garnet or ruby red. If the wine is white, the colours to examine can be: paper white, greenish yellow or amber. Further more, the intensity and the vivacity of the colour are also important for establishing the precise shade.

Smelling the wine comes next and starts with the intensity, quality and complexity of the fragrance before clearly distinguishing it's nature. Classifying the nature of ta wines fragrance is a moment where the wine- taster has more freedom of expression. It’s in this phase you can hear words such as: "it smells of chocolate, liquorish, hay or leather", words that may seem out of context for untrained ears. A professional has to know how to classify different fragrances without passing the limited borders of the language of wine.



An interesting matter is that different grape varieties originally have their own typical characteristics in fragrance and taste. The Cabernet Franc could taste like green peppers, the Sangiovese like cherries and red fruits. Wines that have been aged in oak normally have a fragrance of vanilla and spices and so on.

After such a complex examination, the wine- taster already has an idea of what he/she is on his way to taste. The decisive test for many of us, the actual tasting, although secondary, not for this, less important. It’s in this phase one decides if the hard and soft components are in balance and therefore understanding if a wine is pleasing or not. As far as alcohol is concerned you can say that a wine is warm or light. The suppleness could be round or creamy and it's acidity distinguished as fresh. The tannins, that are present in red wines only, could be described ashard or astringent and for the body of the wine terms like robust, fleshy or lightare used.


Such a precision in the wine tasting procedure might (for some) seem too technical and objective and therefore loosing its original idea of pleasure. It’s true that the language of wine-tasting is important, but more for the professionals than for those passionate amateurs who would like to aquire a deeper understanding of wine and wine-making.

In modern society, we are not so used to activating our senses anymore and we need to learn once again how to examine, observe, smell and taste. The key is to open ones senses and start observing and examine to consider the wine- God Bacco’s favorite drink- for what it actually is: Wine is a product that through agricultural techniques and enological development presents itself, in its glass, as a genuine example of liquid culture.

Monday, September 24, 2007

Nel momento in cui si parla di vino è importante che ognuno partecipe della discussione ha un linguaggio che corrisponde a quello degli altri. Questo, per non confondersi e finire in una discussione senza senso. La classificazione dei diversi gusti, profumi, come il vino si presenta visivamente e in contatto con i sensori tattili è un linguaggio piuttosto complesso. Questi parametri comuni sono stati elaborati da enti professionali producendo diverse schede e scale di degustazione.

Un primo esame visivo distingue il modo in cui il colore si presenta in contatto con la luce, in altre parole, la sua limpidezza, trasparenza e tonalità. La trasparenza e la limpidezza hanno diversi livelli nominati in modo preciso per una corretta classificazione. Per quanto riguarda la tonalità del colore rosso, si può distingue tra un rosso violaceo, un rosso rubino e un rosso granato. Nel caso che il vino è bianco, i colori da esaminare sono per esempio: bianco carta, giallo verdolino o giallo ambrato. In seguito, l’intensità e la vivacità del colore sono anch’essi contrassegnati in modo di stabilire il colore esatto del vino.



Anche per l'’esame olfattivo sono usati termini precisi. Si tratta dell’intensità, la qualità e la complessità del profumo prima di procedere con la distinzione della sua natura. La classificazione della natura del profumo è il momento in cui il degustatore ha una più gran libertà. È in questa fase che si possono sentire parole come: sentori di cioccolata, liquirizia, paglia o cuoio, parole che per un orecchio principiante possono sembrare fuori luogo. Il professionista deve però saper classificare i diversi sentori entro un quadro non troppo vago.

Un fatto interessante è che i diversi tipi d’uva hanno d’origine i propri gusti tipici. Il Cabernet franc ha spesso un sentore di peperone verde, il Sangiovese, se giovane, di ciliegia e frutti rossi. Vini che hanno fatto una parte dell’invecchiamento in barriques di rovere francese, hanno normalmente un sentore di vaniglia e spezie e così via.

Successivo ad un esame talmente complesso il degustatore ha già un’idea di ciò che va ad assaggiare. L’esame che per molti di noi è quello decisivo, quello gustativo, ha così un posto secondario ma non, per questo, meno importante. È in questa fase che si decide se gli elementi duri e quelli morbidi sono in equilibrio e dunque capire se un vino è piacevole oppure non. Per quanto riguarda l’alcolicità si dice per esempio, che un vino è caldo o leggero. È possibile che la morbidezza Ë chiamato rotondo o pastoso e l’acidità si distingue come fresco. La tannicità, presente solo nei vini rossi, potrebbe essere duro o astringente mentre per il corpo si usano termini come robusto e carnoso oppure leggero.



Una tale precisione della degustazione potrebbe sembrare molto tecnico e poco soggettivo perdendo la sensazione originaria di piacevolezza. È vero che il linguaggio sia importante ma più per i degustatori professionisti che per il principiante appassionato che vuole avvicinarsi al vino.

Nella nostra società moderna non siamo più abituati ad usare i nostri sensi e bisogna riabituarci ad annusare, guardare, sentire e degustare. L’importante è aprire i sensi e pensare alla bevanda di Bacco come quello che in realtà è: un prodotto che attraverso le tecniche d’agricoltura ed enologia si presenta nel suo bicchiere come una porzione di cultura in forma liquida.

Wednesday, September 12, 2007

Sommaren har varit slitsam och mycket upptagen. Nagra sma ogonblick for vinsmakande har det dock funnits. De vinen jag minns bast, eftersom de lamnat ett spar i min sjal ar: Barolo riserva, Anforio 1999, Luenzo 2003, Cesani, tva helt otroliga viner. Luenzo ar gjord pa sangiovese och colorino druvor och har den dar typiska laskande smaken av korsbar men ar samtidigt valdigt rund i slutet. Garanterat ingen huvudvark dagen efter. Anforio ar kanske inte det absolut basta Barolon (100% Nebbiolo) som jag smakat men ar definitivt ett gott vin spm passar bra bade som meditationsvin efter maten och till en kottbit eller varfor inte en tonfisk-stek? Det ar ett komplext vin som visar alla de typiska barolo tendenserna: Ljus farg, stor och bred smak. Toner fran vaxtriket sasom ho men aven en sommar bukett av violer och hagg blandas med roda frukter och vanilj.

Monday, May 07, 2007

Äntligen tillbaka! Det har varit väldigt få tillfällen för vindrickande de senaste månaderna och jag ursäktar min frånvaro, men nu är jag tillbaka med "Dottoressa" titel och oräknerliga tillfällen för vinsmakande. Trots intensivt uppsats skrivande har jag en del att berätta angående vinvärlden.

Jag har t.ex. börjat en kvällskurs i "vinkunskap" som kommer leda till en sommelier-examen om ett par månader. I Italien finns det framför allt två organisationer som anordnar sommelier- kurser: FISAR(Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori) och A.I.S. (Associazione Italiana Sommelier). Det komiska namnet till trots valde jag att skriva in mig i den första organisationen och anser mig ha gjort ett bra val med tanke på kvaliten pa studierna för ett relativt överkomligt pris.

Min faster Eva och min farbror Roger kom och hälsade pa mig ett par dagar och slet mig från böckerna för en välbehövlig paus som såklart innehöll både vin och mat i stora lass. Vi besökte San Gimignano där vi drack en underbar Vernaccia från producenten: Panizzi, ekig och fruktig med elegant balans mellan hårda och mjuka komponenter.

Igår kväll öppnade jag en flaska André Clouet Grand Réserve Brut en Champagne "Blanc de noir", det vill säga gjord enbart pa blå druvor eller, mer specifierat, pa Pinot Noir druvor. "Blanc de blanc" däremot betyder (såklart) att vinet är producerat av vita druvor såsom Cardonnay, Pinot Blanc osv. När man vinifierar ett vitt vin gjort pa blå druvor är det extra viktigt att vara försiktig med att hålla druvskalen intakta vid skördningen då det är dem som ansvarar för färgen. Ju längre man låter skalen vara i kontakt med musten desto mörkare färg får det slutliga vinet. Sen finns det druvor som av sin natur har en mörkare färg som t.ex. "Colorino- druvan", känd för sin starka färg även inuti. där druv-köttet har en blå-röd nyans. Av Pino Noir eller Pinot Nero som man säger här i Italien, gör man ett rött, lite lättare vin som sällan har stark färg, just för denna druvas ljusa karaktär.



Lite som gubbarna på vinbaren: ju blåare läppar (läppar:must, vin:skal) desto högre röst (starkare färg) och öppnare hjärta (en smaksak).

Monday, October 16, 2006



La route de vins d'Alsace, una strada che porta in luoghi da scoprire ma, sopratutto porta in luoghi dove si possono scoprire i migliori vini d'Alsazia.

Da Strasburgo a Mulhouse ci sono 170 km di paesini, vigneti e campi di mais. Noi ci interessiamo soltanto dei primi due visto che la cultura del mais non ha tanto a che fare con il vino. In questi piccoli paesini, tutti con nomi tedeschi, ci sono dei Caves dove si possono assaggiare i vini del posto. Questa degustazione è completamente gratuita e gli alsaziani sono molto simpatici, anche se ognitanto puo essere un po' difficile capire il loro dialetto franco-tedesco.

Colmar è uno dei più grandi paesi situato nel cuore della Strada del vino. Forse un po' più caro ma è qui che si trova La Petit Venice del nord-est della Francia.



Personalmente non sono tanto per i vini dolci ma una volta qui bisogna provare. L'uva per fare Les Vendages Tardives vengono vendemmiate proprio ora, a ottobre. Non è impossibile a, di un tratto, riuscire a trovarsi sul campo aiutando a tagliare quest'uva leggermente amuffita, usata nella produzione della specialità.

A Ribeauville si trovano i produttori Louis Sipp che hanno famosi Gewurztraminer e Riesling invecchiati in Fûts de chêne che sono simili a quelli che noi chiamiamo barriques. Un vino molto interessante di questa azienda è il Muscat 2005. Non ha il classico sapore di frutta dolce ma solo il profumo. In bocca cambia e diventa invece gradevolmente verde rotondo. Un vino di qualità, che comprato sul posto, costa soltanto 14 euro.

Il viaggio continua tra castelli, formaggio e tanto, tanto vino,

Sunday, October 15, 2006


"La Route des vins d'Alsace" heter de hundrasjuttio slingrande kilometrarna över kullar, vingårdar och pittoreska byar mellan Strasbourg och Mulhouse. Här kan man verkligen komma vinproduktionen nära. Nu i oktober är det tid för att plocka druvorna till de ofta prisbelönta Les Vendanges Tardives kända for sin sötma och charm. Det är inte omöjligt att hamna mitt i skörden och till och med bli inbjuden att hjälpa till att klippa de skeptiskt övermogna druvorna.

-Ska de verkligen se ut så här, frågade jag.

-Ja visst. Att äta ar de inte sa goda men till att göra vin går de aldeles utmärkt, svarade en av arbetarna pa fältet.

Jag litade på honom och fortsatte klippa ner de kladdiga, lätt mögliga frukterna.

I Colmar finns ett litet kvarter som kallas "Lilla Venedig" dit det verkligen är värt att gå och titta på de tyska små husen som slingrar sig längs små kanaler dekorerade med blommor i starka färger.


Ribeuville är en av de små byarna som ligger längs vin-vägen. Det är väldigt vackert och var man än vänder sig ser man möjliga vykorts-bilder. I dessa små byar finns olika små Caves, vinkällare där man kan smaka, helt gratis, på deras viner och eventuellt köpa de man tycker om. En av dessa är Rene Joggerst et fils, ägt av ett mycket trevligt äldre par som med sina fascinerande språk-kunskaper och väl-tillverkade viner vinner mitt kritiska smaksinne. Deras Gewurztraminer 2004 är precis som jag tycker att en ung sådan ska vara. Syrlig, fruktig och inte alls söt utan rund, parfymerad och frisk.

Vin-rundan fortsätter och återkommer i nästa inlägg med fler tips, tankar och typer.

Sunday, October 01, 2006


Alsazia, un paradiso dei vini bianchi.

Non è difficile capire perché gli esperti continuano ad onorare i vini di questa regione che si trova nella zona nord-ovest della Francia al confine con la Germania. Quest'ultima ha influensato non solo l'architettura e la cucina ma anche la mentalità (che è più rilassato) e l'accento. Gli "Strasbourgoises" tendono a parlare più lentamente e per chi non parla bene la lingua è cosa ottima.

Una caratteristica curiosa dei vini qui è che hanno il nome del uva della quale sono prodotti. Può essere strano all'inizio ma così si è sempre sicuri di quale uvaggio si tratta ma, per farsi capire bisogna parlare di produttori invece che nomi dei vini. Gerwurztraminer, Sylvaner, Pinot Gris, Muskat e Pinot Noir sono le uva più usate nella produzione dei vini Alsaziani. Alcuni, quelli più famosi, molto fruttati e aromatici e talvolta anche dolci.

Il Sylvaner non è uno di questi. é un vino secco e leggero, quasi un po' aquoso. Un vino da apertivo o per chi non supporta un sapore più deciso. Il Muscat viene spesso usato per vini dolci, il Gerwurztraminer dà vini molto profumati, il Pinot Gris vini secchi e il Pinot Noir gli unici vini rossi prodotti in questa zona.

Il Pinot Noir è un uva che supporta una temperatura più bassa di altre uva rosse e riesce grazie ad un modo particulare di legare le piante in alto sopra la terra, a sopravivere in questa zona decisamente fresca. Il vino ha un colore molto leggero e trasparente e il sapore è, in generale, secco ma con toni di frutti rossi.

Friday, September 29, 2006


Nu befinner jag mig i Alsace, Frankrikes nordostra vindistrikt dar de lite sotare vita vinerna har sitt hemland. Omradet ar belaget precis pa gransen till tyskland och har darfor en intressant blandkultur. Husen ar tyskt spetsiga med ladugards liknande bjalkar och manga byar och stader har tyska namn sasom Strasbourg (dar jag befinner mig), Mulhouse och Bergheim.

Pa grund av det nordliga laget och det lite kallare klimatet ar Alsace perfekt for att producera vita viner gjorda av vita druvor sasom: Muskat, Riesling och Gewurstraminer. De bla druvorna behover mer sol och den enda bla druvsorten som faktiskt kan overleva har ar Pinot Noir. For att skydda druvorna fran kylan binder man upp vinrankorna hogre over jorden an i de sydliga trakterna.

I gar smakade just ett Pinot Noir fran Alsace med det fantasifulla namnet: "Vin d'Alsace Pinot Noir 2003". Ett enkelt torrt vin med syrlig smak av roda vinbar. Ett bra matvin som aven passar till lite tyngre matratter sasom tex det tyska koket eller varfor inte en "Choucroute Alsacienne", surkal med flask korv, en specialitet fran Alsace.

Tuesday, September 12, 2006

Wednesday, June 14, 2006



Oggi parlerò di Frescobaldi e i loro vini: Pomino, Benefizio e Castello di Nipozzano. Io e la mia collega Nataska abbiamo avuto la possibilità di venire ad una degustazione proprio lì sulla collina di Frescobaldi (grazie a un nostro fedelissimo rappresentante: il sig. Missineo).

Attualmente Marchesi de’ Frescobaldi, uno dei maggiori produttori italiani di vino di qualità, detiene la maggior estensione di vigneti in Toscana con 1000 ettari e nove tenute, tutte situate in zone particolarmente vocate e dedicate alla produzione di vini pregiati doc, docg e igt.

Uno dei vini che abbiamo degustato alla Tenuta di Pomino è il Pomino Bianco, ottenuto da uva Chardonnay e Pinot bianco. Gusto pulito e leggermente fruttato. Un ottimo vino da pesce e carni bianche. Il Pomino Rosso invece è fatto con uva Pinot nero e Sangiovese. Il Pinot nero è un tipo d'uva molto poco diffusa in toscana per il clima generalmente caldo e umido. Alla Tenuta di Pomino invece il clima è molto fresco e secco, grazie all'altezza in cui si trovano i vigneti, fino a 730 metri, e quindi ottimo per la coltivazione del Pinot nero.


Il Pomino Il Benefizio invece è ottenuto da uva Chardonnay con affinamento in barrique per 12 mesi e successivo affinamento in bottiglia per altri 12 mesi. E' un bianco particolare con un gusto forte e deciso dato dal questo suo affinamento in barrique. E' sicuramente un vino che si abbina bene con formaggi stagionati e sapori un po' più forti.
Dopo la visita al Castello di Pomino ci siamo avviati verso il prossimo meta: Castello di Nipozzano.


Il castello di Nipozzano fu edificato per conto della famiglia dei Conti Guidi, passò poi ai nobili fiorentini Albizi e da questi ai Frescobaldi come dote di Leonia degli Albizi sposa di Angiolo de' Frescobaldi. Nel 1855 Vittorio degli Albizi, antenato degli attuali proprietari ed esperto viticoltore, portò a Nipozzano i vitigni Cabernet Sauvignon e il Merlot, la cui coltivazione è proseguita fino ai nostri giorni.

La nostra visita guidata ci ha portati nella cantina del Castello dove ci sono bottiglie antiche e addirittura c'è una stanza che contiene le bottiglie che sono rimasti dopo la guerra. Ci sono anche molti ragnatele, polvere e muffa, l'aria è umida e si sente un odore di legno mischiato con tutte le cose appena menzionate. Le botte e le barrique sono posizionate quasi artisticamente una sopra l'altra in stanze con valvole e soffitti bassi.


Attualmente le responsabilità gestionali delle tenute e delle cantine familiari sono divise fra Vittorio, Ferdinando e Leonardo de' Frescobaldi affiancati da figli e nipoti in vari settori aziendali.

Una cosa che mi ha colpito è che ancora oggi si seguono le vecchie tradizioni, non solo nella produzione del vino, ma anche a quanto riguarda la divisione in famiglia. Ancor oggi, quando nasce un figlio nella famiglia Frescobaldi, lui riceve 500 bottiglie di quell'anno mentre una figlia riceve soltanto 100!

Forse le donne non bevono vino quanto gli uomini? Oppure, non è bello che una donna beva quanto un uomo? mi sa che devo cambiare abitudini..

I vini Prodotti al Castello: "Nipozzano" Riserva Chianti Rùfina d.o.c.g., "Montesodi" Chianti Rùfina d.o.c.g., "Mormoreto" Cabernet Sauvignon di Toscana i.g.t.

Wednesday, May 31, 2006


Idag pratar jag om Frescobaldi, ett av de mest kända vinhusen i Toscana. Jag har redan nämnt ett vitt vin från Castello di Pomino men det är inte det enda vinet som tillverkas där, utan ett av tre. Deras röda Pomino Rosso gjort av en stor procentenhet Sangiovese och delar av Pinot nero och Cabernet Sauvignon är ett annorlunda toskanskt vin trots den stora delen Sangiovese som ju är de rodas kännemarke i den här regionen. Detta beror på läget där druvorna odlas som sträcker sig upp till 730 meters höjd. Detta ger den lite kryddigare smaken ganska ovanlig bland den har typen av viner. Dessutom är Pinot nero en väldigt ovanlig druva i Toscana som trivs i Pomino just pa grund av hojden och därmed det lite friskare klimatet (pa väg till vingarden åker man igenom en mycket svensk barrskog). Aven de lite yngre årgangarna har en mjuk karaktär med smak av körsbär.

Det tredje vinet som produceras här är ännu ett vitt men med en helt annan stil än Pomino Bianco, detta är : Benefizio. Ett av de första försöken i Italien att åldra vitt vin i barrique (franska små ek-fat) och får därav sin parfym. Vanilj, blommor, frukt, dessa smaker som är typiska för den här typen av viner. Trots dessa likheter är Benefizio dock ett mer elegant vin där smaken av barrique inte alls tar överhanden utan endast ger en extra styrka. Färgen ar gyllene och konsistensen trog och rund, nästan lite krämig. Ett aromatiskt, fruktigt men inte sott vin som passar utmärkt till lite fetare fisk, vitt kött och lagrade ostar. Pomino Bianco, som jag redan namnt i ett tidigare inlägg är ett mer klassiskt vin som kräver milda smaker som skaldjur och fisk tillagat utan aldeles för smakfulla såser.

I helhet var besöket på Il Castello di Pomino intressant, delvis för den speciella terrängen och det höga läget, dels for den klassiska produktions-processen som behåller många av de äldre traditionerna. De antika byggnaderna och de familjer som varit bosatta där har en aldeles egen historia som jag kommer att berätta om nästa gång da jag även tar mig over till andra sidan av Frescobaldi-höjden. Där växer druvor som blir till Castello di Nippozzano, ett mycket sofistikerat Chianti, Montesodi, ren Sangiovese när den ar som bäst, och Mormoreto, ett Super-tuscan med anor i Amerika. Vi ses då!

Friday, April 21, 2006


La pasqua a Firenze è bellissima, se non devi lavorare, vuol dire. Per me è stato, lo è sempre, il fine settimana più faticoso dell'anno. Firenze viene riempito di turisti spagnoli, francesi, napoletani, milanesi, tedeschi e così via, e tutti vogliono che le cose procedono come fanno nel loro paese/città. Tutti vogliono il vino Reislig vs Barolo. Ma, non è un po' tragico essere così chiusi? si dice sempre che gli svedesi sono chiusi ma quando vanno all'estero non chiedono mica l'Absolut. I pugliesi invece sono in disperata ricerca del Primitivo, i calabresi vogliono il Cirò, i siciliani il Moscato di Pantelleria che sono (a parte forse il Cirò) dei vini molto buoni e gradevoli ma, dico, una volta in Toscana mi sembra curioso provare quello che offre la regione, o no?

Mi rendo conto del fortissimo regionalismo che esiste in Italia. E' un paese spaccato, non solo in due (visto il risultato delle elezioni), ma in quanti pezzi che ci sono regioni, a volte città o addirrittura paesini. Non c'è un forte senso del essere italiano ma un senso fortissimo dell'essere genovese, bolognese, sardo o qualsiasi altra zona abbastanza piccola per riuscire a entrare nell'identità locale di una persona. L'identità locale che è il modo in cui uno vede se stesso, sono calabrese, quindi sono così. Mi affascina il modo in cui gli italiani riescono a vedere se stessi come entità soggettivi immobili; sono così e basta, non ci sono tanti dubbi e riflessioni sul modo di essere diversi. Penso che così non ci siano tanti crisi d'identità ma allo stesso tempo neanche molta voglia di conoscere l'altro, il diverso e di crescere come persona.

Come tutto in Italia si rispecchia sul cibo. Il formaggio in Puglia è il più buono!, No il pecorino toscano è quello vero! Tutto che viene da casa è sempre la cosa più buona. Il pesto deve essere mangiato a Genova il ragu a Bologna, le orecciette in Puglia ecc. E' bello che le tradizioni continuano e che tutte le regioni hanno le proprie specialità. E' come viaggiare in un grandissimo paese delle meraviglie dove la gente cambia di personalita, lingua e abitudini a tavola ogni volta che passi il confine della regione.

Con questo voglio consigliare due vini. Essendo in Toscana sono tutte e due vini della regione della ribollita e la trippa. Il primo è un bianco barricato, il Chardonnay della vinicola Sant'Anna è sia fresco che deciso. Niente per stomaci deboli. l'altro è un rosso: il Bruciato di Guado al Tasso che è un bland di Merlot, Cabernet sauvignon e Syrah, un vino molto particolare per essere toscano. Rimane leggermente un po' di fondata in fondo al bicchiere, ma è sicuramente un vino interessante.